L’ex dirigente viola oggi direttore generale del Lecce Pantaleo Corvino ha parlato della corsa salvezza e del fatto che tra le squadra inguaiate nella lotta per non retrocedere il Lecce sia la squadra che ha investito meno sul mercato riuscendo comunque a trattenere i migliori.
Corvino ha concesso un’intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport che questa mattina è possibile leggere tra le pagine della rosea, soffermandosi sulle difficoltà incontrate dal suo Lecce in campionato. I salentini occupano la quartultima posizione in classifica a quota 24 punti, appena 3 sopra la Fiorentina di Paolo Vanoli e oggi sono attesi da un difficilissimo test in casa contro l’Inter capolista. A proposito dei viola, il direttore generale dei giallorossi non ha menzionato i gigliati tra le concorrenti per il mantenimento della categoria che hanno speso più dei salentini sul mercato. I viola infatti nella sessione di calciomercato estivo hanno investito nella costruzione della propria rosa circa 98 milioni di euro, una cifra di gran lunga superiore alle concorrenti per la salvezza. Da capire se si tratta di una semplice dimenticanza o se Corvino non vede la Fiorentina come una diretta avversaria per non retrocedere. Di seguito un’estratto delle sue parole.

Corvino sulla lotta salvezza
Se me l’aspettavo così dura? Certo che sì. Tutte le dirette concorrenti hanno potuto investire molto più di quanto abbiamo fatto noi. Dal Pisa alla Cremonese, passando per Verona, Sassuolo, Cagliari e Parma. Sarà dura, ma noi abbiamo fatto il massimo per rimanere competitivi, trattenendo i nostri talenti anche di fronte a offerte importanti (Il Lecce ha però ceduto a distanza di pochi mesi i due pezzi pregiati della rosa Dorgu al Manchester United e Krstovic all’Atalanta n.d.r.)
Corvino fa poi un discorso più generale sui club in Italia
In passato la gente parlava di calcio al bar o nelle piazze, mentre oggi il commento è sempre dietro l’angolo, visibile a tutti. Il tifoso pensa al risultato, è giusto così, ma ho l’impressione che troppi club oggi si facciano condizionare da ciò che si legge in giro. Se i tifosi vogliono tutto e subito, le società operano per provare ad accontentarli. Così, però, perdono di vista l’importanza che un giovane può avere nel lungo periodo