Ecco i convocati di Vanoli per l'AEK (ANSA) - FiorentinaUno.com
Negli ultimi cinquant’anni la Fiorentina non aveva mai vissuto una stagione così complicata. Nemmeno nel 1977-78, quando la salvezza arrivò all’ultima giornata grazie alla differenza reti, o nel 1993, anno della clamorosa retrocessione in B nonostante campioni come Batistuta. E neppure nel 2002, segnato dal fallimento societario. Oggi, invece, la crisi coinvolge tutto: proprietà, dirigenza, allenatore e giocatori. Non sembrano esserci alibi.
Il contrasto è evidente: strutture moderne, centro sportivo all’avanguardia, organizzazione da “cinque stelle”. Eppure il rendimento in campo è da “mezza stella”. Le sconfitte contro lo Jagiellonia e l’Udinese hanno accentuato una sensazione di smarrimento generale. La domanda ora è una sola: come può ripartire la Fiorentina? E’ questa l’analisi de Il Corriere dello Sport.
Il primo tema riguarda il rapporto tra Paolo Vanoli e la squadra. Dopo il ko di Udine, il tecnico ha invitato i giocatori a “farsi un esame di coscienza”, parole che suonano come uno scarico di responsabilità. Se davvero il problema è l’atteggiamento di alcuni elementi, servono decisioni forti e immediate. Anche le dichiarazioni di David De Gea hanno fatto discutere. Dopo l’ennesimo gol subito su palla inattiva, il portiere ha ammesso che forse avrebbe potuto fare di più, ma ha aggiunto che la squadra avrebbe probabilmente incassato rete comunque. Un messaggio percepito come rassegnato, soprattutto da un leader esperto. In momenti così delicati, il linguaggio e la mentalità fanno la differenza.
Capitolo formazione. A Udine, Vanoli ha rilanciato titolari reduci da lunghi stop come Daniele Rugani e Albert Gudmundsson, entrambi rimasti in campo fino al 90’ nonostante una condizione fisica precaria. Una gestione che ha sollevato dubbi e che forse avrebbe richiesto maggiore prudenza. Altro punto centrale è il modulo. I numeri parlano chiaro: con la difesa a quattro la Fiorentina ha ottenuto risultati migliori rispetto alla linea a tre. Eppure, contro l’Udinese, si è tornati al sistema che in stagione non ha mai garantito vittorie. Una scelta che ha favorito i duelli individuali, terreno ideale per gli avversari.
I dati dimostrano che la squadra rende di più con equilibrio e copertura diversa, anche perché molti interpreti – da De Gea a Dodo, passando per Ranieri e Pongracic – sono gli stessi dell’anno precedente. La stagione resta la più deludente dell’era recente, ma la salvezza è ancora possibile. Serve però un cambio netto di mentalità, chiarezza nei rapporti interni e coerenza nelle scelte tattiche. Solo così la Fiorentina potrà evitare che questa annata entri davvero nella storia come la peggiore del secolo viola.
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