Nella notte europea contro il Crystal Palace, la Fiorentina cercava risposte importanti soprattutto dai suoi uomini di maggiore qualità. In assenza di Moise Kean, fermo e indisponibile, gli occhi erano tutti puntati su Albert Gudmundsson, il numero 10 islandese chiamato a prendersi la squadra sulle spalle.
Doveva essere la sua partita, il palcoscenico ideale per dimostrare leadership, talento e capacità di incidere nei momenti decisivi. E invece, ancora una volta, le aspettative sono state disattese.

Senza Kean serviva il talento dell’islandese, ma arriva un nuovo flop
Come sottolineato anche da La Nazione, “ci vuole Gud”: serviva la sua fantasia, la sua qualità, la sua capacità di accendere la manovra offensiva. Sulla carta, Gudmundsson è uno di quei giocatori in grado di cambiare volto a una partita, di inventare giocate e trascinare i compagni. Ma contro il Crystal Palace tutto questo non si è visto. Il contesto era perfetto: una sfida europea, uno stadio caldo, la possibilità di diventare protagonista. Elementi che però l’islandese non è riuscito a trasformare in prestazione.
La sua gara è stata opaca, quasi anonima. Solo qualche spunto iniziale, poi il nulla. Tentativi di uno contro uno mai portati a termine, inserimenti poco incisivi e una generale difficoltà a trovare la posizione giusta tra le linee. Senza Kean a occupare l’area, gli spazi potevano anche aprirsi, ma andavano costruiti, cercati con personalità e coraggio. Qualità che, nella serata londinese, sono mancate.
