Il Centenario della Fiorentina rappresenta un appuntamento speciale per tutto il popolo viola e anche per i giocatori. Tra questi c’è Arthur Atta, centrocampista arrivato in estate e già coinvolto nel nuovo progetto tecnico della società. In un’intervista rilasciata a la Repubblica (edizione Firenze), il francese ha raccontato le proprie sensazioni alla vigilia di una giornata che resterà nella storia del club, soffermandosi anche sul momento della squadra, sul caso Kean e sul rapporto con Fabio Grosso.
Il primo pensiero di Atta è inevitabilmente rivolto al significato del Centenario e all’emozione di poter indossare la maglia viola in una ricorrenza così importante. Un’occasione che dovrà essere vissuta con entusiasmo, ma senza perdere la concentrazione necessaria per affrontare la partita.

Fiorentina: le parole di Atta
Sappiamo che questo è un giorno speciale per tutta Firenze. Per me è un motivo di orgoglio poter indossare la maglia viola in un’occasione così importante e sotto gli occhi di tanti ex che hanno dato lustro a questi colori. Dovremo essere bravi a non farci travolgere dalle emozioni, a rimanere concentrati sulla partita e, solo dopo, vivere tutto quello che succederà. Vogliamo regalare una gioia ai nostri tifosi.
Il centrocampista ha poi analizzato la pesante sconfitta rimediata contro la Roma. Atta ha riconosciuto i meriti della formazione giallorossa, ma anche le responsabilità della Fiorentina. La squadra è ancora in una fase di costruzione e necessita di tempo per trovare i giusti equilibri.
Sapevamo che la Roma è una squadra molto forte, rodata, con un allenatore che è già lì da un anno. Sicuramente avremmo potuto fare meglio, abbiamo commesso delle ingenuità ma devono servirci da lezione per crescere. Siamo una squadra giovane, ci sono stati tanti cambiamenti, dobbiamo continuare a lavorare e crescere. Ci serve tempo. Non ci siamo posti obiettivi. Questa è una squadra che ha tantissima qualità, vedremo alla fine cosa avremo fatto.
Sul caso Kean, Atta sceglie invece di non esporsi e di concentrarsi esclusivamente sul proprio lavoro.
Sono argomenti in cui preferisco non entrare. Io sono un calciatore e voglio pensare solo ad allenarmi sempre al meglio e dare tutto per la squadra che rappresento.

Infine, il centrocampista ha parlato di Grosso, sottolineandone personalità e idee.
È un tecnico giovane, ma non è questo che lo definisce. Ha tanta esperienza, quindi direi che la parola che lo descrive meglio è personalità. Ha le sue idee, una visione chiara, vuole che in campo siamo tutti collegati. Gli piace il gioco offensivo e vuole che attacchiamo e difendiamo tutti insieme.