Grosso nel cataclisma più totale (foto OneFootball)
Il Torino si prende la prima vittoria in campionato ribaltando la Fiorentina spenta, fischiata e contestata. Un pomeriggio da incubo per i viola.
Se nella prima parte al Torino era mancato lo spunto in area, la stangata da lontano dell’ex Mandragora e l’acrobazia di Che Adams danno i tre punti ai granata. Il Torino mostra più equilibrio, precisione e chiude anche con più palleggio. Il caso di Rolando Mandragora, il migliore in campo, è simbolico degli ultimi giorni di mercato: segna la rete del pari e viene applaudito dal suo ex pubblico, con celebrazioni anche alla fine. Discorso opposto per Njie, che aveva iniziato il campionato in granata. Anche lui poteva segnare il famoso gol dell’ex: dopo poco ha sul piede la chance dell’1-0, dopo precedente miracolo di Perri su Mastantuono, ma la sua conclusione è respinta sulla linea da Fortini, un altro che in estate aveva percorso la tratta Firenze-Torino.
I viola non sanno combinare due passaggi, lanciano a vuoto, mentre il Toro prende il governo del match. I viola, fischiati già al 21’, sono spaesati, la mancata conoscenza fra i nuovi è molto evidenziata, anche se parecchi sono insieme da più di un mese. Dopo la paura della retrocessione della stagione scorsa, l’estate ha rivoluzionato la Fiorentina: con 13 nuovi acquisti è una squadra da formare del tutto.
Ci vuole tempo sì e anche qualche buon risultato avrebbe facilitato le operazioni, ma la Fiorentina, che resta a zero punti, con nove gol subiti e uno solo segnato, sembra ancora un gruppo di persone che non si conoscono, e alcune scelte del tecnico Grosso lasciano perplessi. La Fiorentina non esiste. Non ha gioco, non ha cuore, non ha grinta, non ha idee.
Siamo soltanto all’inizio della stagione, ma le paure iniziano a riaffiorare, il terrore di dover tornare a lottare per la salvezza c’è eccome, anche perché la sensazione, a mercato chiuso, è che la squadra sia stata costruita male, a partire dal centrocampo. La gente canta “salta la panchina” come suggerimento per il destino di Grosso. La sua scelta di mandare la squadra a prendersi i fischi sotto la curva per poi applaudire lo stadio, dopo che era partito anche il coro “Fabio Grosso salta la panchina”, è stata incomprensibile, ma alla fine l’allenatore è stato mandato al macello, anche e soprattutto nel post gara di fronte alle telecamere.
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