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Indiscrezioni

Stagione da dimenticare: cosa lascia ai viola un’annata tra Franchi vuoto e ko europei

La salvezza aritmetica arrivata col pareggio interno contro il Genoa ha chiuso la stagione più assurda della storia recente viola: 42 punti finali, di cui 29 raccolti nel solo girone di ritorno, dopo un’andata da incubo che aveva fatto pronunciare a Firenze una parola impronunciabile, retrocessione. Ora che la paura è passata, vale la pena analizzare questa annata per problemi e soluzioni, perché dentro il disastro ci sono anche le indicazioni per non riviverlo mai più.

Problema uno: l’avvio peggiore di quasi cent’anni di storia

I numeri del girone d’andata restano scolpiti e fanno male: zero vittorie nelle prime quindici giornate, sei punti dopo il campionato d’inverno, ultimo posto in solitaria con una differenza reti di meno quattordici.

Nessuna Fiorentina aveva mai iniziato così, e il paradosso è che l’estate aveva raccontato tutt’altro: il ritorno di Pioli dopo l’addio di Palladino sembrava la scelta della continuità, il mercato aveva portato investimenti importanti, la qualificazione alla fase campionato di Conference League era arrivata con un rotondo 6-2 complessivo sulla Polissja. Poi il crollo, inspiegabile nella sua rapidità: l’esonero di Pioli il 4 novembre, la parentesi di Galloppa culminata nel ko di Magonza in Conference, l’arrivo di Vanoli il 7 novembre e un primo punto strappato a Marassi che sembrava una goccia nel deserto.

La soluzione è arrivata dal lavoro, non dai proclami. La svolta di Cremona nello scontro diretto, il pareggio con la Lazio, e da lì una risalita costante fino ai sette punti in tre partite di primavera che hanno tirato i viola fuori dalla bagarre. La Fiorentina è diventata la prima squadra della storia della Serie A a salvarsi senza aver vinto nessuna delle prime quindici giornate: un record che nessuno voleva, ma che dice tutto sulla forza mentale trovata strada facendo.

Problema due: un Franchi a metà, tra lavori e disaffezione

Il secondo grande tema della stagione è stato l’ambiente. Tra i cantieri della ristrutturazione che hanno ridotto la capienza dell’impianto e una disaffezione crescente alimentata dai risultati, il Franchi ha vissuto serate dal clima freddo, quasi ovattato, esattamente nelle settimane in cui la squadra avrebbe avuto più bisogno della spinta del pubblico. E l’eliminazione dalla Coppa Italia, con il 3-1 subito in casa dal Como negli ottavi di gennaio, è arrivata proprio in uno di quei silenzi.

Molti tifosi hanno vissuto quest’annata più dal divano che dalle gradinate, riorganizzando le proprie serate tra le partite in tv e altri intrattenimenti digitali: c’è chi ha alternato la sofferenza viola con una serie da recuperare e chi, cercando un’esperienza dal vivo senza uscire di casa, si è collegato a una sala live con croupier, dove la dimensione in diretta restituisce almeno un po’ di quella tensione da evento che lo stadio dimezzato non riusciva più a offrire.

La soluzione, qui, passa da tre mosse che la società non può rimandare:

  • completare i lavori del Franchi con tempi certi e comunicazione trasparente verso la piazza
  • politiche di prezzi e iniziative per riportare le famiglie allo stadio
  • ricostruire il dialogo con la curva, perché la risalita del girone di ritorno ha dimostrato quanto conti un ambiente unito

Problema tre: ricostruire una rosa nata male

Il mercato estivo aveva promesso molto e reso poco, e la sessione di gennaio è stata di fatto una campagna di riparazione in corsa: dentro Solomon, Harrison, Fabbian, Rugani e Brescianini, fuori Dzeko e Sohm. Alcuni innesti hanno inciso davvero nella risalita, altri restano da valutare, ma il punto vero è un altro: la rosa costruita in estate si è rivelata squilibrata rispetto al peso del doppio impegno, e il cammino europeo lo ha certificato contro avversarie fisicamente più pronte.

La soluzione per l’estate 2026 è una ricostruzione con criterio: pochi nomi, funzionali, scelti per il progetto tecnico e non per il colpo mediatico, con un occhio a quel vivaio che quest’anno ha regalato le uniche gioie vere. Perché c’è un dato che a Firenze nessuno deve dimenticare: mentre la prima squadra lottava per non retrocedere, la Primavera vinceva lo scudetto dopo 43 anni e l’Under 18 conquistava il Torneo di Viareggio dopo 34. Il talento in casa c’è, ed è la migliore eredità di una stagione da dimenticare.

Cosa resta, alla fine

Resta una lezione durissima e una base da cui ripartire: un allenatore che ha tenuto la barra dritta nella tempesta, un gruppo che ha imparato a soffrire, un settore giovanile tornato d’oro e una piazza che, nonostante tutto, non ha mai smesso di essere il patrimonio più grande di questo club. La prossima Fiorentina nascerà da qui, e stavolta senza alibi.

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