L’ex allenatore della Fiorentina ha parlato a La Gazzetta dello Sport di Cher Ndour e Michael Kayode. Di seguito alcuni estratti della sua intervista.

L’intervista dell’ex allenatore viola e le parole su Kayode
Le parole di Prandelli su Kayode:
Questi ragazzi mi sono sembrati tutti pronti, ma uno sicuramente ha incantato: Kayode. Potenza, forza, tranquillità, velocità, uno contro uno, grande personalità, quei calzettoni abbassati che tradiscono estrema disinvoltura. Va all’attacco, tira. Tutti lo sapevano che era bravo, Mancini però è stato il primo ad avere il coraggio di schierarlo.
Sono i giorni di Michael Kayode. In questa settimana a Firenze si è parlato tantissimo dell’esterno del Brentford, messosi in mostra con ottime prestazioni in Nazionale e sbocciato col passaggio in Premier League. La sua prestazione all’esordio con la Nazionale ha lasciato a Firenze una sensazione di rimpianto. Contro la Turchia, il classe 2004 ha mostrato forza fisica, qualità e personalità, trovando anche il gol e mettendosi in evidenza con accelerazioni e recuperi. Un rendimento che conferma il talento già mostrato ai tempi della Fiorentina.
Con l’arrivo di Palladino, però, il suo spazio si era ridotto e a gennaio era arrivato il trasferimento al Brentford, per una cifra complessiva vicina ai 18 milioni di euro. Oggi Kayode è un giocatore molto più considerato sul mercato secondo il Corriere Fiorentino. L’interesse dell’Inter e di diversi club di Premier League ha fatto salire la sua valutazione fino a circa 40-45 milioni di euro. Una crescita che oggi alimenta il rimpianto in casa viola, considerando che la Fiorentina avrebbe potuto avere in rosa un potenziale titolare per il presente e per il futuro del club e della Nazionale.

Dall’Under 21 sta per arrivare un altro blocco di giovani interessanti e anche vincenti:
Alcuni mi sembrano già pronti, come Cisse e Ndour. Tutti promettenti, da inserire in Nazionale. Forse stiamo tornando ai tempi in cui gli Under 21 erano titolari anche in campionato. Magari sarà di nuovo così, un po’ perché costretti dal mercato e un po’ perché un ct che dà spazio crea un movimento di opinione, dà coraggio. Basta con il vedere i giovani come ruoli. I giocatori interpretano. Il rischio è che un allenatore delle giovanili veda un dodicenne bravo e lo schieri davanti alla difesa. Ma non siamo più negli anni 90 in cui il 4-4-2 obbligava mezzali e trequartisti a cambiare, come ha fatto Pirlo che però aveva talento immenso.