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MOENA, Una Fiorentina con un paio di cose che non vanno

Oggi, a fine seconda seduta, la Fiorentina ha dato il là alla solita partitella 11 vs 11. Chi era presente ha visto una buona ricerca della trama di gioco. Stile, almeno da quello che si evince dalle parole di Italiano, con impronta marcata di pensiero olandese. La scuola Ajax insegna lo sfruttamento dell’ampiezza del campo. Il 4-3-3 è marchio di fabbrica della squadra più forte d’Olanda. Nell’allenamento appena concluso, Italiano ha lavorato su due situazioni. Entrambe riguardavano gli esterni: la prima, portava l’ala ad allargarsi e il fluidificante (poiché terzino è il terzo di difesa) ad entrare dentro al campo, “fiancheggiando” (verbo usato dal tecnico viola) l’ala. Mentre la mezz’ala si presentava in area di rigore come una seconda punta. La seconda proponeva il contrario. L’ala stringeva e il fluidificante si allargava. Mentre la mezz’ala si abbassava, “creando” ( verbo usato dal mister) spazio per gli inserimento dell’ala. Generalmente il metodo (non sistema, siamo in Italia) proposto da Italiano è non solo la ricerca della verticalità e degli spazi. E’, soprattutto, portare i calciatori offensivi a convergere tutti in area di rigore. Infatti, la Fiorentina pare una fisarmonica. Ma ancora incompleta. Ci sono due cose che non vanno: i viola non sanno gestire la pressione. Cercano subito di liberarsi del pallone alla meno peggio. Questo ha portato Italiano a perdere la pazienza non poche volte. Poi non alzano mai la testa. Il tecnico gigliato vuole i cambi di gioco e i filtranti. Perciò le ali e i fluidificanti restano larghi. Perciò vi è lo sfruttamento dell’ampiezza. Perciò i calciatori sono invitati a muoversi alle spalle degli avversari. Certo, la Fiorentina deve rodarsi, ma bisogna, anche, che si applichi. La palla non deve spaventare. Lucidità. Calma. Aiuto del compagno. Ruotare attorno alla sfera da gioco. Trovare soluzioni. Crearle. Insomma, come disse pure Cruijff, e lo ha ripetuto Italiano al primo allenamento qui a Moena, usare la testa. Solo usandola dai intensità e trama al tuo gioco. “Il gioco più difficile è quello più facile”, questo lo ha detto Italiano e, prima di lui, di nuovo quell’olandese: Johan Cruijff.

Manuel Cordero

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