Cosimo Ottomano, direttore medico della Synlab, multinazionale fra i leader mondiali nella medicina di laboratorio e nella diagnostica integrata partner ufficiale della Fiorentina, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. «I calciatori sono uomini come noi e devono stare alla logica del distanziamento sociale e dell’uso delle mascherine FFP2. Quindi il problema è veramente consistente. Certo ci sarebbe una soluzione in un certo senso fantascientifica. Utilizzare un test che dà una risposta immediata. Prima dell’allenamento o della partita tu fai l’esame e naturalmente scende in campo solo chi è negativo. Ma l’esperienza insegna che non possiamo raggiungere la certezza al 100 per cento. Gruppo chiuso? Si tratta di un’idea molto nobile. Ma bisognerebbe fare una vita monacale o peggio. Vivere un po’ da reclusi, osservando le norme sul distanziamento Sarebbe possibile? Una direttrice sanitaria di una RSA di Milano, le farei un monumento, a un certo punto ha preso una decisione nel pieno dell’emergenza: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Non ha avuto neanche un caso. È complicato. Tutto il gruppo dovrebbe usare le mascherina FFP2 o FFP3. Qui gioca un fattore psicologico. I calciatori sono giovani, sono soggetti mediamente esuberanti, a cui dovremmo chiedere di stravolgere il loro stile di vita. Si tratterebbe comunque di grandi sacrifici individuali. Rischi positività? Questo è sicuro. E naturalmente il discorso varrebbe anche per i contatti ravvicinati. Se ci muovessimo solo con il rischio zero allora non dovremmo attraversare più la strada. Noi non conosciamo i tempi in cui arriverà il vaccino. E questo virus rappresenta per noi una scoperta continua. Ogni settimana che passa può cambiare il 100 per cento delle cose che conosciamo».
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