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Fiorentina-RFS: la chiave del match

Le fasce: questa pare essere, secondo alcuni quotidiani (e non solo), la chiave del match di ieri. Eppure, quello che pare sfuggire ai molti, sono le manovre in questa zona (osservare l’immagine) ad aver posto le migliori condizioni per arrivare a rete. Ed è stata sfruttata poco:

Se il principio della Fiorentina sia quello di portare il pallone (e non gli uomini) all’interno della zona più diretta per far gol, allora, perché dovrebbe allargare la sfera da gioco?

Dunque, i calciatori sono quelli che convergono? Eppure… Statici e simmetrici sulla linea di difesa avversaria.

I cross, vero, hanno raggiunto l’area di rigore, ma i saltatori non erano “in procinto di”. Anzi, saltavano da fermi e, contro tre difensori di oltre 1 metro e 90, la situazione si è fatta complicata.

Il problema resta il ritmo. Questo, però, rappresenta il mezzo e non deve essere lo scopo. Lo scopo è la porta avversaria.

Il limite si mostra, se lo schema diviene l’oggetto conoscitivo esclusivo. Il ritmo, a quel punto, diventa fondamentale e il possesso, anomalia della manovra, evidente.

I tre princìpi della Legge della Verticalità:

1.Principio di spazialità.

2.Principio di convergenza.

3.Principio di agonismo.

Ieri, semplicemente, non sono stati rispettati. Eppure l’idea d’Italiano consentirebbe, se il tecnico della Fiorentina non fosse tecnico, un rispetto “totale” dei tre princìpi.

Adesso, l’estetica sta prendendo il sopravvento. L’estetica che sta facendo divenire un quadro (bello, ma pur sempre un quadro) la squadra gigliata.

Ecco perché ne risente lo spettacolo.

Alla fine, gli spettatori pagano per divertirsi. Perché a loro “spettano” emozioni. Ai tifosi spettavano passioni. Ma questa è un’altra storia.

Bisognerebbe aver vissuto, con riflessione, alcune parti della storia di questo club (e del calcio) per comprenderne la diversità.

Comunque, restando il fatto che, ormai, oggigiorno sono i mezzi i fini, allora che Italiano lavori sul ritmo e sull’operatività delle ripetizioni.

Insomma, aumenti la produttività. Visto che la creatività (nella società e nelle discipline) è inutile.

Questa, aggiungiamo, non rappresenta una critica. L’articolo non critica, ma prova a spiegare (prova) come funziona: nel farlo, negativo e positivo, diventano superflui.

Un tecnico non cambia: perciò deve sostituire le funzionalità, che non significa, forzatamente, sostituire il “calciatore”, evolvendo il ritmo standard della funzione.

Manuel Cordero

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