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Fiorentina, una schematizzazione limitata

Il metodo, col quale il tecnico della viola espone, come complesso, le sue teorie calcistiche, ha mostrato, pure ieri, i suoi limiti.

L’intensità e la schematizzazione sono i principi normalizzati del calcio odierno. Italiano, assieme ad un gruppo sempre più ampio di “mister”, sta localizzando e sintetizzando; cioè allestendo un campo di pressione, dove degli impostatori (non calciatori) ripetono schemi e mantengono un ritmo standardizzato. Il campo conoscitivo viene limitato all’uomo e alla palla.

Tutto questo va a discapito della spaziatura. Poiché, in essa, l’uomo e la palla non hanno, di per sé, alcuna valenza.

Infatti, con la schematizzazione, lo spazio è sublimato in segmenti. Grazie all’accorciamento direzionale e alla pressione cognitiva, che legano il calciatore a meri esercizi mnemonici, ogni movenza e passaggio sono predefiniti.

Proprio per ciò non esiste più alcuna tattica, perché essa implicherebbe una decisione che tenga conto esclusivamente del momento. Mentre il “momento”, per i tecnici, non ha alcuna utilità e valenza, se non quella che imponga l’operatività di una soluzione già determinata.

La partita contro la Juventus

La Fiorentina ha giocato una partita leziosa. Il problema fondamentale è stato quello della mancanza di verticalità. 

Infatti, la viola, nel suo metodo, non è una squadra verticale, ma, d’altro canto, eseguendo alcuni adattamenti schematici, rispettosi dei principi teorici di Italiano, potrebbe, in certi tratti del match, diventarla.

L’intensità, per non avere flessioni, deve essere mantenuta attraverso gli schemi. Ieri, ma anche nelle altre partite, la Fiorentina ha avuto un forte calo di questa.

Dunque, una forte mancanza di soluzioni predeterminate.

Già a Moena si poteva notare il limite del metodo Italiano: se la palla non viaggiava a forte velocità sulle corsie esterne, non era neanche possibile applicare il principio di convergenza. Ma questo problema può essere tranquillamente ovviato.

Come? Per esempio, col principio barcelonista (usato in un’amichevole di luglio 2021), cioè abbassare Torreira tra i due stopper, mentre questi si allargavano. Formando una linea a 3 asimmetrica e del tutto rispettosa dei movimenti mnemonici.

Altro esempio, accentrando uno dei fluidificanti e trasformandolo in mediano. Movimento che viene già ripetuto da Biraghi, Terzic, Odriozola e Venuti.

Ancora: l’accentramento di un’ala, come, nel caso di ieri sera, Saponara o Ikoné, facendola diventare una mezz’ala o un trequartista, assieme a Castrovilli o Bonaventura.

Inoltre, creare un attacco con due centravanti che potevano allargarsi e attaccare la profondità.

Qui nel dettaglio:

Questo schema sopra esposto, anche se esteticamente preciso (diciamo), sarebbe da immaginare, prima di tutto, come asimmetrico e dinamico. In quanto è inevitabile che i calciatori non siano linee continue, ma sezioni e vettori.

Comunque, osservandolo, possiamo notare pure il rispetto del principio fondante il metodo di Italiano: lo sviluppo del gioco sugli esterni.

Infatti, qui, Biraghi si sarebbe trovato con tutta la corsia libera. E, nella costruzione della manovra, che è dinamica, Torreira e, soprattutto, Terracciano avrebbero avuto abbastanza campo visivo e tempistica per tentare di scavalcare la pressione della Juventus. 

I bianconeri portavano i loro fluidificanti (ali nel secondo tempo) a marcare quelli viola, aggiungendo questo pressing alla densità chiusa e soffocante che vigeva nel centrocampo.

Serviva “saltare la linea di pressing”, stando a quanto disse, tempo addietro, il tecnico Vincenzo Italiano, e quindi alzare il pallone.

Ora, a parte il principio dello sviluppo del gioco sugli esterni, si sarebbe risposto in toto alla richiesta del match, cioè, guardando la figura, la verticalità.

Lo si sarebbe fatto anche, in caso di perdita del possesso, coprendo bene la zona centrale del campo, applicando il classico gegenpressing che la Fiorentina già usa.

Poi, la posizione, vicina, centrale e tra le linee avversarie, dei giocatori più tecnici avrebbe permesso con passaggi corti e brevi imbucate di costruire azioni nella zona con maggior percentuale di pericolosità.

Sommando tutto questo a quello scritto prima della figura, si delinea una soluzione alquanto inattesa per l’avversario.

Un’altra soluzione e la conclusione per non dilungare eccessivamente

La soluzione schematica in questione riprende da quella de El Loco Bielsa (il modulo 3-3-1-3). Che tiene in conto tutto quello detto sopra, con due varianti. La prima: entrambi i terzini si accentrano a fare le mezze ali, assieme ad una mezz’ala che diviene il mediano. La seconda: una mezz’ala diviene trequartista col compito di ricevere palla tra le linee e servire le ali che attaccano la profondità.

Qui nel dettaglio:

Nella figura si sono calcolate le caratteristiche dei calciatori, perché Saponara non è una mezz’ala nel modulo di Italiano. Ma, riflettendo sulle sue capacità psicofisiche, sarebbe risultato migliore utilizzarlo come trequartista che, piuttosto, come ala. Castrovilli è molto più veloce.

Questo per rispondere al pressing della Juventus che chiudeva le linee di passaggio centrali, lo sviluppo della manovra sulle catene laterali e non lasciava libertà di pensiero a Torreira; limitando il gioco della Fiorentina ad un lezioso possesso in orizzontale senza possibilità di imbucata.

Infine, per concludere, non potendo scendere ulteriormente nel dettaglio (data la lunghezza dell’articolo), resta il fatto che Italiano abbia molto da comprendere per ampliare il proprio bagaglio tecnico.

Il mister della viola non deve rinunciare alle proprie conoscenze, ma neanche bloccarle, limitarle. Deve approfondirle.

Manuel Cordero

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