La Fiorentina è stata protagonista di una partita opaca che l’ha vista perdere in trasferta all’Olimpico contro la Lazio di Simone Inzaghi. Ripeto: di Simone Inzaghi. I suoi calciatori hanno oggi svolto i loro compiti ed interpretato i loro rispettivi ruoli con la precisione di un cecchino e l’instancabile efficienza di un soldato. Nella metà campo opposta, una Fiorentina che fatica a macinare gioco, complice l’assenza di Milenkovic nel reparto difensivo e di un creativo come Bonaventura a centrocampo. La terza assenza si chiama Ribery, che gioca solamente i primi 38 minuti di gara per poi abbandonare il campo causa infortunio. Amrabat pareva aver cominciato a compiere i primi passi avanti in quanto a movimenti, tattica, tecnica, mentre Castrovilli lascia trapelare solamente qualche lampo di belle giocate in un buio mare di prestazioni ultimamente altrettanto buie (Juve esclusa). Prandelli sta facendo fronte ad un’immensa confusione viola calcistica e societaria. Più che allenare nel modo corretto, scegliere il sistema di gioco più appropriato e convocare i meritevoli e i più adatti al modulo, non può fare. Alcune gare faranno brillare il tecnico di Orzinuovi, altre lo metteranno in dubbio, nonostante, inclusa questa, era una montagna troppo alta da scalare. Si andrà fin dove ci è concesso, se oltre non si può. “Est quadam prodire tenus, si non datur ultra”
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