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Bove: “Sanremo mi è servito. Ora mi sento bene. Sul defibrillatore e Eriksen…”

Il centrocampista della Fiorentina Edoardo Bove si è raccontato al podcast sul canale YouTube di Gianluca Gazzoli a distanza di mesi dal ricovero post Fiorentina-Inter. Di seguito le sue parole. 

Le sensazioni a mesi di distanza dal malore

Ora mi sento bene. Sanremo mi è servito, avevo bisogno di rivivere quell’ansietta che mi fa stare bene. Sono una persona dipendente dall’adrenalina e rivivere certe emozioni, che non posso più avere in campo, è importante. Ero convinto di raccontare la mia storia nonostante sia una persona riservata perché volevo far capire la mia vicinanza ad un determinato tipo di persone che vivono la mia stessa situazione da soli. Io sto riuscendo ad andare avanti perché ho ricevuto tantissimo affetto e non riesco a immaginare cosa si provi ad affrontare tutto questo in solitudine

Il paragone col caso Astori

Il caso mio è stato vissuto da Firenze con una maggiore enfasi e maggiore empatia proprio per quello che era successo a Davide Astori. Tutti hanno rivissuto quei momenti e questo ha dato più potere alla vicenda. Tanti hanno pensato che lui da lassù mi abbia fatto restare qui. Io non ho avuto la fortuna di conoscerlo ma lui nel centro sportivo della Fiorentina è presente ovunque

Come ha inciso il suo episodio sulla Fiorentina?

I miei compagni hanno vissuto un momento che non si toglieranno più dalla testa. La squadra ha iniziato a perdere le partite ma è normale perché certi episodi ti restano in mente. Ognuno mi ha raccontato ciò che ha vissuto. Quando sono tornato al Viola Park ho provato tanta tristezza perché io volevo essere lì normalmente

Sulla possibilità di giocare col defibrillatore in Italia

E’ un argomento che sto tutt’ora approfondendo. La legge italiana non permette di giocare a calcio con il defibrillatore ma non è una questione medica. Per questo all’estero certi Stati consentano la pratica agonistica. Nel futuro dovrò fare delle visite importanti che mi diranno se posso toglierlo e, in caso, cosa dovrei fare. Poi conta anche la salute mentale perché se io non mi sentissi sicuro senza allora cambierebbe tutto. Non c’è ancora nulla di definito quindi e questo mi fa ben sperare nel futuro. Se andrei all’estero? Sì perché lo devo a me e a tutti i sacrifici che ho fatto. Non mi sentirei di mollare, sono ancora giovane. Dopo il malore ho sentito subito Eriksen, è stato molto carino e mi ha dato tanti consigli

Sul suo percorso da ora

Ho capito che il calcio sarebbe stato il mio lavoro alla fine del mio percorso in Primavera. Io l’ho sempre vissuto come divertimento. Forse ho raggiunto certi risultati proprio per la mia spensieratezza. Uno dei giorni più importanti è stato scoprire di far parte della prima squadra della Roma: ho capito di avercela fatta. L’esordio? E’ stato sia un traguardo che un punto di partenza

Francesco Bastogi

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