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Ungheria-Firenze, nel DNA viola c’è molto del Calcio Danubiano

Si chiamava Nandor Hidegkuti e allenò la Fiorentina dal 1960 al 1962. La sua storia, come calciatore, fu tinta dai colori della propria Nazionale, rinominata in patria Aranycsapat, tradotto nella nostra lingua la Squadra d’Oro.

Hidegkuti divenne il primo vero e proprio falso nueve della storia del calcio. Prima di lui c’era stato nel Wunderteam un certo Matthias Sindelar, anch’egli, con le sue doti, volto a quest’opera. Ma la reale differenza tra i due stava nella schematicità del ruolo interpretato dal primo.

Infatti, l’attaccante ungherese aveva, a differenza dell’austriaco, un maggior compito di regia che non di realizzazione. Secondo i dettami dell’allora CT Gusztav Sebes, Nandor doveva scendere a centrocampo per raccogliere i palloni recuperati dai mediani e imbastire la trama offensiva.

La nascita di questo ruolo, innovativo per i tempi, si deve ad un meno rinomato, ma fondamentale per le sue ricerche schematiche, Marton Bukovi. A questo tecnico ungherese si deve anche la nascita del 4-2-4. Modulo che venne portato al massimo splendore dall’Olanda di Michels e impiantato in America Latina dal Bela Guttmann.

Perché parlare di Hidegkuti?

Oggi è il compleanno di Renato Benaglia. Centrocampista che fece parte della rosa viola soprannominata: I Leoni di Ibrox. 

Quella Fiorentina, che vantava un certo Kurt Hamrin in attacco, fu allenata proprio da Nandor Hidegkuti. L’ungherese subentrò nel mese di ottobre del 1960 a Luis Carniglia. Allenatore argentino che vantava due Coppe Campioni col Real Madrid. Venne cacciato da Santiago Bernabeu, perché nella finale di Coppa Campioni 1958-59 decise di tenere tra i panchinari Ferenc Puskas.

Sulla panchina gigliata, Hidegkuti vinse al suo primo anno la Coppa delle Coppe, scrivendo la storia del calcio italiano. 

Infatti, la viola diventò la prima squadra, in Italia, a vincere un trofeo europeo.

Inoltre, nel medesimo anno, guidò la Fiorentina alla vittoria della sua seconda Coppa Italia e a quella della Coppa delle Alpi.

Manuel Cordero

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