L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport si pone un interrogativo: “Ha fatto bene la Fiorentina a puntare su Moise Kean?”.
Che ci sarebbe stato scetticismo sulla scelta di puntare su Moise Kean non vi erano dubbi, l’attaccante arriva da un’annata decisamente complicata con la maglia della Juventus. Palladino però ha sempre visto le giuste qualità in lui, non a caso lo scorso gennaio ha provato a portarlo nel suo Monza.
Adesso se lo ritrova all’interno del suo scacchiere e vedremo se riuscirà a far emergere tutte le sue qualità.
Di seguito l’analisi del quotidiano sulla scelta della Fiorentina di puntare su Moise Kean:
Kean viene da una stagione difficile, tra infortuni, cali di condizione (e di concentrazione), problemi tattici della Juve: non ha segnato neanche un gol e perso la Nazionale. Le sue doti però si sono viste, eccome: Kean sa creare occasioni grazie alla gran velocità e può occupare tutti i ruoli dell’attacco, centravanti, seconda punta, ala dalla doppia fase. Al Psg sembrava addirittura pronto per un futuro alla Mandzukic. Probabilmente Palladino lo vede nel 3-4-2-1 come un 9 che dà profondità, tipo Dany Mota nel Monza. Di sicuro per Kean era urgente cambiare aria e ritrovare entusiasmo e nuove situazioni tattiche, cercando un ruolo più definito. Può giocare da prima punta, ma anche da seconda che si allarga e si accentra, magari affiancato da un trequartista di copertura.
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