Il giornalista Giuseppe Calabrese ha parlato di Fiorentina-Lazio sull’edizione odierna de La Repubblica.
Che le cose erano cambiate lo abbiamo capito quando Kean si è avvicinato a Gudmundsson per battere il secondo rigore. L’islandese aveva già il pallone sotto il braccio, lo ha guardato senza muovere un muscolo, poi ha messo la palla sul dischetto e ha calciato. Gol e vittoria. Ma soprattutto una dimostrazione di grande personalità. Sia nei confronti del compagno, che del resto della squadra. Una leadership indiscussa. Se lo abbiamo aspettato con tanta frenesia un motivo c’era
Dentro questi primi tre punti ci sono tante storie che si intrecciano. De Gea ha dimostrato che quel posto è suo, se lo merita. Anche Comuzzo è uno su cui si può contare. È vero, sul gol si è fatto fregare, ma è giovane e gli dobbiamo concedere anche di sbagliare. Finalmente anche Colpani ha tirato fuori qualche colpo del suo repertorio. Una partita in crescita, soprattutto nel secondo tempo. Di Gudmundsson abbiamo detto, esordio spettacolare, ma oltre a lui lì davanti c’è un attaccante vero. Tra le cose buone della Fiorentina c’è anche il gioco. Una partita divertente, giocata a ritmi altissimi, con meccanismi ancora da perfezionare ma un’idea chiara, un’identità precisa. Se Palladino riuscirà in fretta a migliorare anche la fase difensiva, magari trovando una collocazione pure a Pongracic, questa squadra potrà pensare un po’ più in grande e togliersi qualche soddisfazione
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