Massimiliano Irrati, arbitro italiano ai Mondiali e Var della gara inaugurale tra Qatar ed Ecuador, si è raccontato a Repubblica, dando il punto di vista arbitrale su molte questioni del mondo del calcio.
VAR NON PIACEVA: “Ci sono state resistenze, sì. L’impatto è stato molto forte. La prima volta che venne Rosetti a Coverciano a parlarci del Var la ricordo bene: aveva partecipato a un seminario ad Amsterdam su questa idea. Sarà stato forse il 2015. Lo guardammo come a dire “questo è pazzo”. Non riuscivamo a capire: per noi era la moviola di Biscardi, ci sembrava quasi una provocazione. Invece aveva capito per primo quale fosse il futuro”. ARBITRO E GIOCATORI: “Dipende. Se sei sincero e leale, magari ammetti un errore e non ti nascondi dietro la divisa, i giocatori lo apprezzano. Un aneddoto? Un Roma-Lazio semifinale di Coppa Italia. Totti entra dalla panchina con la Lazio in vantaggio 2-0 a 15 minuti dalla fine, mi si avvicina e battendomi la mano sulla spalla mi dice “bravo”. Stava perdendo 2-0, pensavo mi prendesse in giro. Lo guardo come a dire, “Ma che bisogno hai?”. Lui forse capisce e mi fa, serio: “No no, bravo davvero”. Ecco. Se arbitri bene, anche chi perde lo capisce. E un apprezzamento così, da un campione esperto, che poteva fregarsene, mi fece effetto”. ERRORI: “A volte è talmente chiaro da subito che sei devastato, te ne rendi immediatamente conto dalla reazione dei calciatori. Ancora di più se sai che le conseguenze di un tuo errore sono gravi. L’arbitro bravo è quello che riesce in 3 giorni, un giorno, 12 ore, a cancellare le polemiche e a tornare in campo al livello a cui era prima”. ORSATO E GLI ARBITRI IN TV: “Quello doveva essere un esperimento per aprirci, per far capire cosa c’è dietro una decisione da un punto di vista più elevato. Finì in polemica. Non è stata una bella esperienza: se il nostro “capitano” viene subito attaccato così, forse non c’è la cultura generale per fare qualcosa di simile. Ma noi siamo aperti”. CRITICA PEGGIORE: “Pensare o scrivere che ha preso una decisione per favorire una delle due squadre. L’accusa di malafede. O come diceva qualcuno la sudditanza psicologica. Anche solo insinuarlo è l’insulto peggiore. A volte, raramente, te lo dice un giocatore in campo: “Questo a loro non lo avresti fischiato”. E lì da una parte ti crolla il mondo addosso. Dall’altra ti chiedi: ma cosa ho fatto per fargli venire un pensiero così?”.
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