Il direttore dell’Unità operativa delle Cardiomiopatie genetiche e cardiologia dello sport all’Università di Padova, Domenico Corrado, ha parlato all’edizione odierna de La Nazione.
Di seguito un estratto di quanto riportato dal quotidiano:
“In quel caso l’arresto cardiaco sarebbe stato manifestazione di una patologia cardiaca sottostante ed esporrebbe l’atleta a potenziali recidive nel tempo, di conseguenza richiederebbe l’impianto di un defibrillatore di prevenzione secondaria”, spiega il professor Domenico Corrado, direttore dell’Unità operativa delle Cardiomiopatie genetiche e cardiologia dello sport all’Università di Padova, uno dei massimi esperti al mondo.
Per le linee guida nazionali di Medicina e cardiologia dello sport gli atleti con defibrillatore non sono idonei all’attività sportivo-agonistica che potrebbe favorire recidive che, pur in presenza di defibrillatore, rimarrebbero eventi potenzialmente letali. Inoltre l’attività agonistica potrebbe favorire la progressione della malattia cardiaca strutturale sottostante, specialmente se dovesse trattarsi di una cardiomiopatia genetica
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