Editoriale

Il calcio europeo: specificazione dei ruoli e vivisezione del campo

Il calcio odierno si muove verso la specificazione dei ruoli e la vivisezione del campo in microaree, microzone, nelle quali viene approfondito, con metodologia scientifica, lo studio degli accadimenti.

Il business spettacolarizza, cerca di crea un prodotto che avvalori determinate passioni, pulsioni della massa. Un prodotto che sia dipendenza, ma che, allo stesso tempo, stimoli e non stimoli. 

Come si può non stimolare, creando passioni e dipendenze? Permettendo lo sviluppo solo di predeterminate capacità sensibili e cognitive.

Si vuole spettacolarizzare il calcio. Dunque, bisogna stabilizzare il ritmo interno delle partite. Infatti, adesso, l’idea che Guardiola ebbe, quella con cui la Spagna vinse due Europei e un Mondiale, è stata squalificata. L’unica caratteristica che, e si può tranquillamente affermare, il “calcio europeo” ha tenuto ad assimilare è il pressing alto. Per il resto è stata rispolverata l’idea di un calcio verticale, intenso, stretto e scientifico, che possiamo ritrovare soltanto nella storia della cultura calcistica dell’Est Europa e, per una minima parte, nel Wunderteam e nelle idee metodiste e “happeliane”.

Comprimere il campo da gioco effettivo porta le difese a restringersi e gli esterni offensivi, coloro che tracciano i veri limiti del campo di pressione, a fiancheggiare gli avversari. Così da essere i protagonisti delle trame offensive. Trame, le quali trovano sviluppo proprio sull’esterno. Termine che, in futuro, sostituirà quello di fascia.

Inoltre, sempre data la vivisezione, essendo microzone gli ambienti dove si sviluppano le azioni e dovendo stabilire un ritmo che renda la forza delle passioni elevata, ampia e, soprattutto, continuata, si sono dovute usare tecniche di altri sport di squadra che venissero praticati in luoghi ristretti. Ad esempio: l’hockey e il basket. Il primo lo possiamo riscontrare nell’estetica dell’uscita dei portieri e nel fatto che stiano diventando veri e propri impostatori. Il secondo per l’importanza dei tecnici e dei loro schemi tattici. Schemi che devono essere riproposti sul campo nella maniera ritenuta esatta. Schemi che i calciatori devono imparare a memoria e dai quali le loro doti dipendono.

Tutto questo, perché altrimenti il calcio, in forma grezza, sarebbe uno sport discontinuo e lento. Senza, quindi, ricalcare le caratteristiche utili al business.

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