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Cutrone-Fiorentina: il perché di un feeling mai sbocciato

Patrick Cutrone è stato certamente l’acquisto più importante dello scorso mercato di gennaio in casa Fiorentina. L’ex bomber di Milan e Wolverhampton, arrivato proprio dal club inglese con la formula del prestito oneroso per 3 milioni di euro più altri 16 per l’obbligo di riscatto che scatterà dopo 18 mesi dall’acquisto, è stato accolto sin da subito con grande calore dal tifo viola che vedeva in lui la soluzione al problema offensivo della squadra, poco prolifica in zona gol con i vari Boateng e Pedro. L’avventura di Patrick a Firenze sembrava dunque partire con le migliori premesse, confermate sin da subito grazie al suo primo gol in maglia gigliata arrivato alla seconda apparizione nella gara fondamentale di Coppa Italia contro l’Atalanta. Poi qualcosa ha cominciato ad incepparsi nel processo di inserimento del numero 63 nei meccanismi di squadra di Beppe Iachini, infatti nelle successive 9 gare disputate tra coppa e campionato con la Fiorentina i gol non sono più arrivati e, la titolarità che Cutrone era riuscito a conquistarsi proprio in conseguenza della marcatura contro la Dea, è andata piano piano a svanire favorendo l’inserimento di Dusan Vlahovic nel tandem di attacco con l’inamovibile Chiesa.  Quando si parla di Cutrone una cosa a mio modo di vedere va sottolineata, non stiamo parlando di un progetto di campione, e questo almeno per quanto mi riguarda è stato chiaro sin dalle sue prime apparizioni in maglia rossonera. Patrick non è infatti mai stato un attaccante in grado di fare reparto da solo( tant’è che a dimostrato di trovarsi più a suo agio in un attacco a due piuttosto che da singola punta di un tridente offensivo) e non è dotato neanche di una grandissima qualità dal punto di vista tecnico. Le doti che spiccano maggiormente quando si osserva il numero 63 giocare sono certamente legate allo spirito combattivo che riesce sempre a mettere in campo (dote quest’ultima molto apprezzata dai tifosi) e alla bravura nel sapersi muovere in area andando a segnare gol “di rapina”. In molti all’inizio della sua carriera lo hanno paragonato a Pippo Inzaghi proprio per questa sua capacità di farsi trovare sempre pronto per scaraventare il pallone in rete in svariati modi, ma, se ben ricordate, la stessa cosa veniva detta qualche anno fa di Alberto Paloschi, attaccante anche lui proveniente dal vivaio del Milan, e che attualmente è in prestito al Cagliari dalla Spal. Paloschi esclusa l’esperienza al Chievo (club certamente non di prima fascia), non è riuscito ad imporsi in nessuna delle altre squadre in cui ha militato negli ultimi anni, fallendo così come l’attuale bomber viola nella sua esperienza Inglese allo Swansey.  Con questa mia analisi voglio cercare di sottolineare come di giocatori alla Inzaghi che sono riusciti ad imporsi ad alti livelli e a costruirsi un palmares come quello dell’ex numero 9 rossonero, ne sono esistiti davvero pochi. Ecco perché reputo che visto l’acquisto intelligente di Kouame, che potrebbe essere già pronto per un eventuale ripresa della stagione in estate, e l’esplosione di Vlahovic, la presenza di Cutrone sta cominciando a diventare di troppo nel panorama offensivo della squadra. Dal mio punto di vista i dubbi sulla possibilità che l’ex Wolverhampton possa riuscire ad imporsi in una squadra in lotta per le zone europee, come vuole essere la Fiorentina del prossimo anno, ci sono e sono svariati, ecco perché l’ipotesi di una risoluzione del prestito in tempi anticipati non sarebbe un’idea del tutto da scartare in vista della prossima sessione di mercato.

Lorenzo Della Giovampaola

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