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VENUTI-SOCIAL, “Al di là di quello che si dice fuori lo spogliatoio è unito, a Genova in dieci contro undici lo abbiamo dimostrato. Ribery? Dietro al calciatore c’è una grande persona”

Lorenzo Venuti, difensore della Fiorentina, ha parlato di temi di casa viola in una diretta Instagram sui canali ufficiali del club: “Difficile dire di chi è la colpa. Nel calcio spesso le cose non vanno come speri. La colpa è di tutti e di nessuno, noi giocatori così come voi o anzi più di voi siamo dispiaciuti. Il senso di responsabilità per noi è superiore. Dobbiamo immedesimarci in questa situazione per uscirne il prima possibile. Non rispondo mai sui social ma una volta risposi ad un tifoso dicendogli che dovevamo salvarci. È meglio dire la verità che dire che avremmo potuto lottare per l’Europa. Fare il calciatore è un sogno, devo essere sincero da piccolo non ci credevo. Ribery è una persona genuina e vera, ha avuto impatto su tutti. Per la carriera che ha avuto sarebbe potuto venire qui a dettare legge e invece ha una buona parola ed un consiglio per tutti. È una persona vera. Tutti vedono il giocatore ma dietro c’è una parte umana che fa la differenza tra il buon calciatore e il campione. La prima volta che sono entrato nel Franchi da giocatore viola ho avuto l’emozione più grande della mia carriera. Sentir gridare il mio nome dai tifosi è stato davvero incredibile. La mia prima maglia di un giocatore viola? La vinsi ad una lotteria ed era senza nome e senza numero, come se aspettasse che io la riempissi. Per arrivare a questo livello ho dovuto lavora tanto perché ero consapevole di non avere un talento cristallino. Quello che ha fatto la differenza è stato il lavoro quotidiano. Non ho fatto a gara con nessuno, ma solo con me stesso e ho fatto tanti sacrifici che molte volte non si vedono. Questo sport deve essere bellezza, ma dietro le quinte c’è tanto sacrificio. Come viviamo la situazione? Con qualche difficoltà perché era una situazione inattesa, ma il morale dello spogliatoio è sempre stato alto e lo spogliatoio è sempre stato compatto. Gli esempi che lo testimoniano sono diversi, l’ultimo il pareggio in dieci uomini raggiunto a Genova. Il gruppo è compatto e ognuno vede il proprio compagno come un amico. Stiamo facendo tutti il massimo per raggiungere la salvezza, al di la del mio singolo attaccamento alla maglia”.

Redazione

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