L’ipotesi di rivedere l’Italia ai Mondiali 2026 non è più soltanto una suggestione. Dopo l’eliminazione ai play-off contro la Bosnia ed Erzegovina, il destino degli Azzurri sembrava segnato. Tuttavia, le crescenti difficoltà legate alla partecipazione dell’Iran stanno riaprendo scenari inattesi.
La nazionale iraniana si è qualificata sul campo, ma il contesto politico e diplomatico internazionale rischia di compromettere la sua presenza al torneo, che si disputerà tra Stati Uniti, Canada e Messico. Le tensioni tra Washington e Teheran non sono una novità, ma negli ultimi giorni hanno assunto contorni più concreti anche in ambito sportivo.

Il caso Iran riapre le porte agli Azzurri: cosa può succedere
Un segnale simbolico è arrivato da Seattle, una delle città ospitanti della fase a gironi: durante un evento ufficiale, la bandiera iraniana è stata sostituita con quella italiana. Un gesto che, pur non avendo valore formale, ha alimentato il dibattito mediatico e le speculazioni su un possibile cambio di scenario. Il nodo centrale resta legato alle difficoltà diplomatiche. Alcuni rappresentanti iraniani, infatti, non hanno potuto partecipare al congresso della FIFA tenutosi a Vancouver. In particolare, il presidente federale Mehdi Taj sarebbe stato fermato all’aeroporto di Toronto per presunti legami con i Pasdaran, organizzazione considerata terroristica da diversi Paesi occidentali. Un episodio che ha ulteriormente complicato la situazione.