Purtroppo non riesco a venire a Firenze quanto vorrei, né a stare con i miei ex compagni. Ho rivisto ragazzi che non incontravo da 25 anni, da quando sono andato via. È un onore enorme essere qui. Questa squadra, questo club e questa città rappresenteranno sempre tantissimo per me: sono arrivato bambino e me ne sono andato uomo. A volte fa quasi male venire a Firenze, non ci vengo spesso sia per lavoro sia perché, appena metto piede in città, mi assale una nostalgia tremenda. Non so se quello che ho vissuto fosse più Firenze o la Fiorentina, per me le due cose si fondono: non sapevo mai se stavo giocando per la squadra o per l’intera città. A differenza di Lisbona con il Benfica o di Milano con il Milan, dove ci sono due squadre, a Firenze c’è solo la Fiorentina. Non sond mai riuscito a scindere le due cose ed è stata proprio questa fusione a darmi la forza per sentirmi, a tutti gli effetti, un cittadino di Firenze.
Alzare la Coppa Italia da capitano della Fiorentina è stato uno dei momenti più belli della mia carriera, mi sentivo davvero parte della città. Però c’è un aspetto che non mi piace per nulla: prima scherzavo a tavolo con gli ex compagni, siamo stati gli ultimi a vincere un trofeo. Non mi rende orgoglioso dire di essere stato l’ultimo a sollevare una coppa in viola. Anzi, quando parlo con i dirigenti della Fiorentina dico sempre di togliermi il peso, perché è un brutto segno che non si vinca da 25 anni.
Parole che, come sempre, testimoniano la grandezza e l’importanza del portoghese per la Fiorentina e viceversa. La sua commozione non può far altro che emozionare anche tutti i tifosi viola.