Palladino e la verità (foto OneFootball)
Daniele Pradè ha parlato al Corriere dello Sport dei suoi due allenatori alla Fiorentina Raffaele Palladino e Vincenzo Italiano. Di seguito la sua intervista.
Daniele Pradè, quando il Bologna ti ha chiamata per chiederle informazioni sul conto di Palladino deve aver parlato alla grande di lui visto come è andata.
Non mi ha chiamato.
Se il Bologna l’avesse chiamata, avrebbe dato un giudizio positivo?
Al 100%.
Perché?
È molto bravo, non si fanno 65 punti in Serie A e non si chiude al sesto posto quando non si hanno capacità importanti. Raffaele è bravo dentro il campo, fuori dal campo ed è addirittura straordinario nel rapporto con i calciatori. Il feeling che crea con la squadra è inimmaginabile.
È inimmaginabile anche quello che aveva creato con lei?
È uscita fuori la storia che non andavamo d’accordo, ma non è vero, io facevo solo la parte che dovevo fare.
É una narrazione sbagliata, dunque, che un giorno discutevate e il giorno successivo facevate finta che niente fosse accaduto?
Ci sta. Ma discutere non è il verbo giusto, ci confrontavamo.
Come vi sareste confrontati nell’intervallo di Fiorentina-Lazio, con la viola sotto, Palladino che da 3 si mise a 4 dietro e vinse la partita. Poi poco più avanti ne vinse 8 di fila?
Lo hanno detto, ma Raffaele ha cambiato il sistema di gioco quando lo ha ritenuto opportuno. Senza la tragedia che colpì Bove non so dove saremmo arrivati quell’anno.
Cosa si aspetta che porti Palladino al Bologna?
Una grande scossa dentro lo spogliatoio, ci metterà poco a trovare la chiave giusta per entrare nella testa di tutti i cakiatori. E in questo senso la sosta di 3 settimane lo aiuterà. Raffaele è uno che arriva al campo alle 8 e lo lascia alle 20. Lavora sempre e allena.
È un allenatore, cosa dovrebbe fare?
Allenare vuole dire saper approfondire lo specifico e portare a la squadra a fare ciò che sul piano tattico ritiene più opportuno che faccia. E ti sta addosso, non ti molla fino a quando certi movimenti e certi principi non te li ha inculcati nella testa.
Come Vincenzo Italiano.
Sì, come Italiano, anche se Vincenzo è come se fosse posseduto sotto l’aspetto tattico da quello che è il suo credo, o 4-2-3-1 o 4-3-3. Stiamo parlando di un grandissimo allenatore.
Qual è tra i due la prima differenza?
Raffaele è più elastico, è disposto ad adattare la squadra a quelle che sono le sue caratteristiche tecniche. Nel senso che può partire con un’idea ma se capisce che con un altro sistema la squadra può diventare più forte, la cambia. Poi il Bologna ha un altro grande vantaggio.
Quale?
Fin qua Palladino non ha mai avuto la possibilità di allenare la stessa squadra per due anni di fila, a Bologna l’avrà e i risultati si vedranno.
Conoscendolo, su quali tasti Palladino batterà in questi giorni?
Avrà già parlato con tutti i calciatori, uno a uno e tutti insieme. Raffaele ha una grande dialettica, ti convince a fare quello che vuole dentro il campo, ti sa prendere, sa diventare un corpo unico con l’intera squadra. E tutti gli vanno dietro, convinti e consapevoli di quello che fanno, sapendo che è uno di loro.
Avrà anche un aspetto da dover migliorare.
L’esperienza. Che anche nel calcio fa più della conoscenza.
Anche alla Fiorentina Palladino prese il posto di Italiano. Farà bene al Bologna?
Di sicuro farà bene.
Pradè, ma lei ha fatto la pace con italiano dopo averlo attaccato alla fine di Bologna-Fiorentina?
Il giorno dopo.
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