Dal giugno 2019 ad oggi, la storia della Fiorentina è stata segnata da investimenti importanti, rivoluzioni tecniche e continui cambiamenti nell’organizzazione societaria e nella composizione della squadra. L’arrivo di Rocco Commisso, imprenditore italo americano e fondatore di Mediacom, aveva acceso grandi aspettative in una piazza desiderosa di tornare stabilmente ai vertici del calcio italiano.
Dopo l’esperienza della famiglia Della Valle, il nuovo proprietario si era presentato con l’ambizione di costruire un progetto competitivo, investire nelle infrastrutture e riportare entusiasmo intorno al mondo viola. Sette anni dopo, però, il bilancio racconta una realtà contraddittoria: la Fiorentina ha raggiunto traguardi importanti, disputato finali europee e nazionali, ma non è riuscita a conquistare un trofeo. Nel frattempo, dirigenti, allenatori e calciatori si sono alternati con una frequenza impressionante, con la quale è difficile poter parlare di continuità e programmazione.

Fiorentina, i numeri dei cambiamenti nell’era Commisso
Secondo l’analisi del Corriere Fiorentino, dall’insediamento della proprietà Commisso la Fiorentina ha registrato 99 operazioni in entrata e 126 in uscita. Un totale di 225 movimenti che mostra quanto sia stato difficile mantenere una struttura stabile. Soltanto nell’ultima sessione estiva presa in esame sono arrivati 13 calciatori, mentre 27 hanno lasciato Firenze: 40 operazioni concentrate in pochi mesi. Il dato sulla permanenza media dei giocatori è altrettanto evidente: appena 434 giorni nella stessa società, contro i 1.206 dell’Inter. Una differenza che aiuta a comprendere le difficoltà nel creare automatismi, realizzare gerarchie e dare continuità al lavoro degli allenatori.
Anche la panchina ha vissuto una forte instabilità. Nel periodo considerato si sono alternati otto allenatori in altrettante stagioni, da Vincenzo Montella a Giuseppe Iachini, passando per Cesare Prandelli, Rino Gattuso, Vincenzo Italiano, Raffaele Palladino, Stefano Pioli, Paolo Vanoli, Fabio Grosso e nuovamente Vanoli. Il percorso di Italiano, durato dal 2021 al 2024, rappresenta l’esperienza più importante per continuità e risultati. Con lui la Fiorentina ha raggiunto tre finali, tra Coppa Italia e Conference League, senza però riuscire a sollevare un trofeo. Nel 2024-25, con Palladino, è arrivato il sesto posto in campionato con 65 punti, uno dei migliori risultati dell’era Commisso. Ma la stagione successiva ha riportato in primo piano le difficoltà, tra cambi tecnici e necessità di ripartire.

Il nodo centrale, dunque, non è soltanto quanti cambiamenti siano stati effettuati, ma quali risultati abbiano prodotto. Gli investimenti e le ambizioni non sono mancati, mentre è rimasto incompiuto l’obiettivo di trasformare le risorse in successi. Adesso Paratici è chiamato a invertire questa rotta: meno rivoluzioni, maggiore coerenza nelle scelte e un progetto capace di resistere alle difficoltà.