Paolo Condò ha riaperto una parentesi sul centrocampista viola Edoardo Bove. Lo ha fatto in ‘Un centimetro Alla Volta’, sua rubrica all’interno del Corriere della Sera. Di seguito le dichiarazioni del giornalista sul giocatore.
“C’è stato un momento di verità forte e seria nella serata finale del Festival di Sanremo, qualche giorno fa, ed è successo quando Edoardo Bove ha raggiunto il palcoscenico del teatro per raccontare la sua storia. Lucido e per qualche imperscrutabile motivo sorprendentemente a suo agio, Edoardo ha elencato i motivi per i quali può definirsi fortunato, che vanno dalla rapidità dei soccorsi – giusto porvi l’accento – all’affetto generale che lo sta circondando.
Ma la razionalità del ragionamento poco può contro la malinconia espressa con parole toccanti e, soprattutto, sguardi liquidi. Li avevo già notati la sera di Fiorentina-Inter, quando gli era stato concesso di andare in panchina e aveva festeggiato la vittoria con i compagni: una gioia trattenuta, un’allegria contenuta, il pensiero evidente al desiderio di tornare a giocare, e alla paura di non potercela fare. “Sono come un cantante senza voce” ha detto a Sanremo. Un calciatore senza calcio”.
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