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L’importanza di chiamarsi Dusan: volume due

Certi nomi causano delle “vibrazioni” solamente sentendoli pronunciati. Certi nomi fanno la storia, perché portati, con classe ed intelligenza, da immense persone; altri invece rimandano ad un aggettivo: onesto. È inevitabile che qualcuno insegua fortemente questi nomi, e provi dunque a eguagliare le loro gesta. Ci troviamo a Firenze e il nome è uno solo: Batistuta. Da anni ormai la Fiorentina prova a responsabilizzare giovani attaccanti con la speranza che un giorno possano anche solamente avvicinarsi al talento del Re Leone, e, fino a questo momento, ha sempre fallito. Spesso è l’opinione calcistica fiorentina stessa a lanciare, o sparare, questo paragone nobile, e si aspetta, o perlomeno si augura in buona fede, tuttavia creando pressione, che ogni attaccante promettente possa essere il nuovo Batistuta. Il concetto da comprendere è analogo a quello proposto da Oscar Wilde; rimaneggiandolo e adattandolo al calcio: nessun attaccante del panorama attuale si chiama Batistuta, e soprattutto, non è Batistuta, e questa continua bugia, innocente ed ingenua, nella speranza di essere smentita, ha solo arrecato danni ai giocatori vittime di questo nobile paragone. Dusan Vlahovic dovrà essere il protagonista della commedia viola che si scrollerà dalle spalle questo nome, altrimenti verrà inghiottito dalla stessa pressione che ha fatto fuggire da Firenze molti calciatori apparentemente promettenti. Il giovane belgradese sta trovando una quadra importante: tre gol nelle ultime tre partite; due rigori realizzati con successo consecutivamente e una specie di scavetto elegante quanto rocambolesco a bucare la rete bianconera. La nebbia polemica, che si era stagliata attorno al suo nome e sbiadiva la fiducia a lui dedicata, si sta velocemente diradando, e rende ora titubante chi l’avrebbe voluto in panchina a lasciare la titolarità ad un certo Piatek, principale obiettivo di mercato della Fiorentina. Il suo carattere forte e roccioso non si è lasciato divorare dalla chiacchiera (calcistica) alta, e, sebbene Dusan non abbia avuto un exploit esagerato quanto rapido già dalla scorsa stagione, ha retto una pressione incredibile, da cui molti giocatori generalmente si lasciano inghiottire (vedi Pedro).

Pietro Olivieri

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