Gosens potrebbe cambiare maglia in Serie A (Ansa Foto) - fiorentinauno.com
Robin Gosens, durante una puntata della rubrica “A luci spente” sui canali ufficiali della Fiorentina.
Ha raccontato di sè e della sua esperienza con la maglia della Fiorentina, ma non solo.
“Da piccolo ho pensato davvero di smettere di giocare a calcio. Non è stato sempre tutto semplice come può sembrare oggi. Sono cresciuto in un paesino e mio padre era il mio allenatore: questa cosa, invece di aiutarmi, all’inizio mi metteva addosso tanta pressione.
Mi sentivo osservato, giudicato, quasi obbligato a fare sempre qualcosa in più degli altri perché ero “il figlio del mister”. E a quell’età non è facile da gestire”.
“C’erano momenti in cui il calcio non era solo divertimento. Mi pesava l’idea di dover dimostrare continuamente qualcosa, di non poter sbagliare. Ho avuto fasi in cui mi sono chiesto se non fosse meglio mollare tutto. Col tempo, però, ho capito che quell’esigenza e quella severità mi stavano formando. Il rapporto con mio padre mi ha insegnato tanto: disciplina, responsabilità e anche la capacità di accettare le critiche.
Nel sistema in cui sono cresciuto, in Germania, tanti ragazzi sognano di arrivare in prima squadra. È giusto avere ambizione, ma bisogna anche essere onesti: solo in pochissimi ce la fanno davvero. È facile vivere nell’illusione che il calcio sarà la tua vita per sempre, ma la realtà è diversa. Per questo dico sempre che nella vita bisogna crearsi un piano B”.
“Avere un piano B non significa non credere nel proprio sogno. Io ho sempre lavorato al massimo per diventare un professionista, ma allo stesso tempo sapevo che dovevo costruirmi un’alternativa. Se punti tutto su una sola carta e quella non funziona, rischi di ritrovarti senza nulla. Invece studiare, coltivare interessi, prepararti anche ad altro ti dà sicurezza e serenità. Oggi che sono padre, guardo tutto con occhi diversi. Non voglio mettere pressione ai miei figli né caricarli di aspettative.
Voglio che trovino la loro strada, che facciano quello che li rende felici. Se sarà il calcio, bene; se sarà qualcos’altro, andrà benissimo lo stesso. L’importante è che capiscano che nulla è scontato e che nella vita bisogna essere pronti, sempre, ad affrontare qualsiasi scenario”.
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