Manninger, l'agente ricorda il periodo a Firenze (via onefootball.com) fiorentinauno.com
La scomparsa di Manninger ha fatto il giro del mondo negli ultimi giorni. Una notizia drammatica che ha attraversato il mondo del calcio, lasciando sgomento tra tifosi, addetti ai lavori e chiunque avesse avuto modo di incrociare la carriera dell’ex estremo difensore. In Italia aveva vissuto anche una parentesi con la ACF Fiorentina, è morto a seguito di un tragico incidente avvenuto a Salisburgo. Lo ha ricordato anche il suo storico agente.
Un evento improvviso e devastante, che ha scosso profondamente l’ambiente calcistico internazionale, riportando alla memoria non solo le sue qualità tra i pali, ma anche il ricordo dell’uomo, apprezzato per professionalità e serietà. Il cordoglio si è diffuso rapidamente, coinvolgendo club, ex compagni e tifosi che negli anni avevano imparato a conoscerlo e stimarlo. In Italia, il suo nome è rimasto legato anche all’esperienza in maglia viola, una tappa significativa di una carriera lunga e vissuta tra diversi campionati europei, come ha ricordato il suo storico agente.
Per rendere omaggio alla sua figura, il quotidiano Tuttosport ha deciso di raccogliere la testimonianza di chi lo ha seguito più da vicino nel corso della sua vita professionale. A riguardo, il giornale ha pubblicato un’intervista a Franco Granello, storico agente dell’ex portiere, che ha voluto ricordarlo non solo come atleta, ma soprattutto come persona:
Sono stato avvisato dalla mia agenzia: non potevo crederci. Ci siamo visti a Torino qualche mese fa: veniva a trovare Chiellini, aveva una grande amicizia con Buffon. Un ragazzo magnifico, un ufo rispetto a tante situazioni viste nel calcio. Puntuale, preciso, maniacale. Forse all’eccesso: magari questo l’ha un po’ frenato nella carriera.
Inoltre, sul suo periodo in viola:
Abbiamo colto l’occasione e siamo partiti da lì, iniziando questo percorso bellissimo. Era difficile non essergli amico: a volte in questo mestiere non paga, ma con lui era impossibile. Perché i tifosi lo ricordano così bene? Perché era così: responsabile. All’epoca di Zaccheroni, in Europa League, contro il Fulham non c’era Buffon e lui aveva avuto un problema alla spalla, per il quale si faceva trattare dal fisioterapista del Bayern Monaco. Avevano provato a chiedergli uno sforzo, tanto l’allenatore quanto la dirigenza, ma aveva rifiutato: non poteva tollerare il fatto di poter creare dei danni alla squadra”.
Dalle parole dell’agente (e di tutto il mondo del calcio) emerge il ritratto di un uomo legato ai valori del lavoro e della dedizione, capace di costruirsi una carriera importante senza mai perdere umiltà.
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