Il lavoro sugli stadi di Serie A raccontato da Abodi: (Via Onefootball)-Fiorentinauno.com
Quello di oggi è stato un giorno molto interessante in vista degli Europei di calcio 2032. In Commissione Cultura del Senato è intervenuto Andrea Abodi. Il ministro per lo Sport e i Giovani ha parlato dello stato di attuazione della risoluzione approvata dalla Commissione a conclusione dell’esame dell’affare assegnato sulle prospettive di riforma del calcio italiano.
Tra i temi affrontati, oltre a quello dei settori giovanili, si è parlato anche della costruzione dei nuovi stadi. Questo rappresenta un punto centrale per il futuro del calcio italiano.
Come riportato da Tuttomercatoweb.com, queste le parole del ministro Abodi:
Ho promosso, come ho detto anche nel mio intervento della settimana scorsa, la nomina di un commissario. Finalmente è nella pienezza delle sue funzioni e dei suoi poteri. Sta interagendo con le amministrazioni del territorio dove sono nati progetti infrastrutturali in gran parte a impulso privato, ovvero finanza privata che si mette a disposizione dello sviluppo urbano, con una centralità che è quella degli stadi, tenendo conto anche delle possibili compensazioni di carattere commerciale e industriale.
Quindi, le risorse pubbliche per lo sviluppo delle infrastrutture, per ora finalizzate a Euro 2032, sono limitate. Sono presenti laddove l’impulso è pubblico, come nel caso dello stadio di Firenze. Lì le risorse sono messe a disposizione del Comune e hanno comunque natura pubblica. Credo che nessuno, per ora, abbia riserve di sorta, fermo restando che le risorse pubbliche al momento coprono nel progetto approvato il primo stralcio, che è circa il 60% dell’opera nel suo complesso. Nascerà quindi in fase due, dove il Comune si sta già impegnando, la necessità di capire come colmare la componente di investimento che serve.
Per gli altri stadi, le uniche risorse pubbliche che metteremo a disposizione sono quelle destinate all’equity, che concorre alla chiusura di un quadro economico che si è modificato negli anni. Tutti i progetti ormai hanno una certa età. Non tanto gli impianti in sé, quanto le progettazioni, come nel caso di Cagliari, partite dieci anni fa e poi evolute subendo gli shock dei prezzi determinati dalla crisi Covid, dalla crisi energetica e da altri fattori.
L’equity è un elemento chiave. Il MEF (Ministero delle Economie e Finanze) ha già messo a disposizione 100 milioni che vengono investiti e avranno un rendimento all’interno di un progetto di sistema che guarda anche al reinvestimento sul territorio. Non si tratta di un’operazione speculativa, ma di supporto, come credo sia opportuno in questo momento così difficile. La prospettiva è di far partire definitivamente 5-6 cantieri tra la fine di quest’anno e l’anno prossimo.
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