campione del mondo fabio grosso (via onefootball) fiorentinauno.com
Quella notte del 2006 è stampata nelle nostri menti e incisa nei nostri cuori. Quante volte abbiamo rivisto quel famoso rigore di Grosso? Che guarda il cielo e dopo un secondo diventa Campione del Mondo. Il Corriere dello Sport-Stadio oggi vuole sottolineare proprio questo: di come il nostro Paese abbia sempre avuto la tendenza a generare storie, talenti e narrazioni legate indissolubilmente al pallone. Eppure, tra queste infinite genealogie calcistiche, poche figure riescono a lasciare un segno così riconoscibile come Fabio Grosso.
Non si può dire che abbia “inventato” qualcosa, e lui stesso non ha mai cercato di farlo. Grosso è piuttosto un interprete, uno che il calcio lo ha attraversato senza proclami, passando per ruoli diversi e contesti differenti, costruendo la propria carriera con pazienza e lavoro. Trequartista a Chieti, poi esterno nel Perugia di Cosmi, quindi protagonista sulla fascia nel Palermo e infine in Nazionale, dove ha vissuto il momento più alto della sua carriera.
Dal terzo paragrafo in poi, inevitabilmente, la memoria collettiva torna a Berlino 2006. Un’estate che ha segnato un’intera generazione e che ha consegnato alla storia l’immagine più iconica della sua carriera: l’urlo dopo il rigore decisivo, la corsa senza controllo, il momento in cui un’intera nazione si è riconosciuta in un gesto. Ma ridurre tutto a quell’episodio sarebbe ingiusto. Perché quel Mondiale lo ha attraversato dall’inizio alla fine, contribuendo in momenti chiave: dal rigore conquistato contro l’Australia agli ottavi, fino al gol contro la Germania in semifinale, un tiro che ancora oggi vive nella memoria degli appassionati come una delle immagini più potenti del calcio italiano.
Da allora, la sua carriera non è mai stata lineare. È passata attraverso fatiche, cambi di ruolo, esoneri e promozioni, fino a diventare allenatore. Anche qui senza scorciatoie: Bari, Verona, Brescia, Frosinone e Sassuolo hanno rappresentato tappe di un percorso costruito passo dopo passo, tra difficoltà e risultati alterni.
Non sono mancati momenti complessi, come l’esperienza al Lione segnata da un episodio drammatico fuori dal campo, ma nemmeno le soddisfazioni, come le promozioni conquistate in Serie A che ne hanno consolidato la reputazione di tecnico solido e affidabile.
Oggi la chiamata della Fiorentina rappresenta un nuovo capitolo. Un’occasione importante, forse la più rilevante della sua carriera da allenatore. Eppure, per molti, l’immagine di Grosso resterà sempre quella di Berlino, di una corsa liberatoria che ha attraversato lo schermo e la memoria collettiva. Perché ci sono storie che cambiano nel tempo, ma non cambiano mai davvero nella percezione di chi le ha vissute.
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