Sulle pagine odierne de Il Corriere dello Sport-Stadio si analizza come alla Fiorentina manca in attacco la profondità per servire al meglio i propri attaccanti, fin qui riusciti ad andare in gol solo con suggerimenti in verticale. Sia nel movimento che ha portato al rigore con il Cukaricki che nelle precedenti tre reti di Nzola e Beltran (al quale è stato annullato con la Lazio un gol simile agli altri), lo sviluppo dell’azione è stato il medesimo: lungo lancio in favore dell’attaccante, inserimento in area (o al limite) e conclusione vincente.
Un canovaccio fortunato – riproposto pure a Udine nella rete di Quarta (trasportatosi in attacco) su lancio di Bonaventura, il migliore in fase di assist. Logico se si pensa che la Fiorentina, dopo undici turni, è la squadra col possesso palla più alto (33’08” di media), è quattordicesima per attacco alla profondità con solo tredici azioni dirette e ha un “field tilt” – ovvero il possesso palla medio nella metà campo avversaria – pari al 64%.
La conseguenza diretta di questa filosofia di gioco è che la Fiorentina è portata ad un tipo di attacco tanto in orizzontale e quasi mai in verticale. Ovvero nell’unico modo in cui le punte sono fino ad oggi riuscite a segnare.
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