Marco Brescianini torna a parlare del suo rapporto con la Fiorentina e lo fa partendo da una certezza: quando i viola lo hanno cercato, nel gennaio scorso, non ha avuto dubbi. Anche in un momento complicato, con la squadra in fondo alla classifica, la sua risposta è stata immediata: “Non si può dire no alla Fiorentina”.
Oggi, dopo la salvezza conquistata e una nuova stagione da affrontare, il centrocampista racconta a ToscanaTv il lavoro con Paolo Vanoli, il cambiamento rispetto a Grosso e le sue sensazioni sulla nuova Fiorentina.

Le parole di Brescianini
Stiamo lavorando molto duramente. Questa preparazione calza a pennello perché il Mister è tornato poco prima della sosta e abbiamo avuto modo di ampliare il suo bagaglio.
“Qual è la differenza nella preparazione verso la partita tra Grosso e Vanoli?”
Con Mister Vanoli ho già lavorato l’anno scorso e a livello tattico so cosa vuole. Quando la Fiorentina mi ha contattato nel gennaio scorso, ho detto subito di sì. Non si può dire no alla Fiorentina, anche se è in fondo alla classifica. Ma sapevo che ci saremmo salvati e così è andata. E’ stata una bella sfida, appena arrivato ho trovato un gruppo che voleva uscire da quella situazione il prima possibile.
Su quello che è successo con Grosso.
Certe cose è difficile anche spiegarle perché uno non riesce a saperle perfettamente. Avevamo iniziato bene anche in ritiro estivo, poi però i risultati non sono arrivati. Con il cambio di staff sicuramente c’è stata anche una svolta a livello mentale che ci ha permesso di fare le prestazioni che abbiamo avuto ultimamente.
“Nel centrocampo di Vanoli, qual è il tuo ruolo preferito?”
La mezz’ala. Tutti i ruoli del centrocampo mi piacciono e mi metto a completa disposizione della squadra e del Mister. In ritiro mi è capitato di fare il terzino, ma l’ho preso positivamente perché sono tutte posizioni che possono essere utili nel futuro. Il più forte? C’è tanta qualità in squadra, lo si è visto anche nei nuovi, ma se devo fare un nome dico Fagioli, ha una padronanza unica.
“Hai raccontato più volte il percorso ad essere un professionista. Come hai vissuto emotivamente quel periodo?”
Non ho mai avuto pressioni esterne perché la mia famiglia è sempre stata con i riflettori non puntati su di me, facendomi sentire tranquillo avendo una visione più obiettiva. Gli anni dell’adolescenza tra i 13 e i 16 anni sono stati importanti perché ero piccolo e facevo fatica. Devo ringraziare le persone che ci sono state al Milan perché hanno creduto in me e hanno avuto la pazienza di aspettarmi.

“Che canzone troveresti per il gruppo della Fiorentina?”
Partirei dalla squadra, con la canzone We’ll rock you dei Queen. Per Vanoli dovrei trovare una canzone spinta perché è un allenatore affamato. La mia posso scegliere una anni 80. La Fiorentina ad oggi come dice il MIster deve lavorare giorno per giorno e avere i piedi per terra perché la squadra deve crescere. Penso che ci voglia del tempo ma tutti siamo liberi di sognare. Io cerco ogni giorni di allenarmi al massimo e il Mister sa la dedizione che ho verso il mio lavoro e questo mi da fiducia.